LE AMNESIE DELL'IN-FAUSTO

 

Ci si potrebbe domandare perché mai certa gentaglia, dopo aver fatto tutto quanto era possibile per radere al suolo ciò che restava di una “sinistra” che, per quanto borghese, fosse degna di questo nome, non tace e si limita a fare il nonno.

 

Il riferimento è a quella persona ignobile che risponde al nome di in-Fausto Bertinotti, il segretario demolitore dell’esperienza del Partito della Rifondazione Comunista, tramutata da lui e dai suoi tirapiedi svendolini in una barzelletta.

 

Ora il povero di spirito è approdato a Comunione e Liberazione – il che dà la misura di quanto credesse in ciò di cui cianciava quando era il responsabile politico del soggetto sopra citato – e non perde occasione per sproloquiare su temi che non gli appartengono più, sempre ammesso che gli siano mai davvero interessati.

 

L'ultima occasione - in ordine di tempo - in cui l'ex sindacalista ha avuto l'ardire di rilasciare un'intervista, è stata quella in cui ne ha concessa una a Giulio Gambino, che l'ha ripresa su The Post Internazionale in data sabato quattordici dicembre.

 

L’intero sproloquio del folgorato sulla via di don Luigi Giussani è indegno di una persona con normali facoltà mentali, ma un passaggio è davvero indecente, e – se si vuole dirsi amanti della verità – non si può sorvolare.

 

Il Bertinights – così è amabilmente apostrofato in alcuni ambienti politici – ha il coraggio di intestarsi un avvenimento del quale è stato soltanto un comprimario, seppure avesse preteso di svolgere il ruolo di protagonista.

 

Ci riferiamo alle vicende che portarono alla caduta, nell’ottobre del 1998, del primo governo a guida Romano Prodi: costui afferma di essere stato «fiero di aver fatto cadere il suo primo governo», ma dimentica come andarono davvero le cose.

 

Nonostante la sua cricca avesse deciso – contro il parere di quasi il cinquanta per cento del partito – di togliere la fiducia all’esecutivo, nulla sarebbe accaduto se un senatore di Rinnovamento Italiano non avesse “sbagliato” a  votare.

 

 

Bosio (Al), 21 dicembre 2019

 

Stefano Ghio - Proletari Comunisti Alessandria/Genova

 

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